2009-11-04

* Ermetismi

* Ermetismi. E siccome anche "Jo Jo was a man who thought he was a loner, but he knew it couldn't last" anche Brummell ritorna dopo qualche settimana di latitanza. Se ne scuserebbe, se ciò non fosse interpretabile come un eccesso di volontarismo (eccessivo anche per il sottoscritto, intendo). E mezzo post se ne è già andato senza aver scritto più o meno nulla. Ma non è un male in fondo. Ce la prendiamo spesso con l'oggetto del contendere, quando è evidente che ciò che fa da sfondo ai normali rapporti sociali (riduttivamente: tra ruoli) non è altro che una questione di processi che si attivano. Da qui la grande analogia tra scienza (quella hard) e dimensione collettiva (quella soft). Ho sempre preferito il porno-soft. Perchè de-penso. Come ogni libero pensatore. L'hard non fa per me. Troppo spinto. Incuriosito dal sottrarre ho comprato due foulard. Di colore nero. Non piove più. Va meglio?

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Alle 4 novembre 2009 alle ore 22:37 , Anonymous Pasquale Pignalosa ha detto...

sempre più grande... mi piace questa tua sfaccettatura liberamente rapsodica... allora andiam bene il 14/11 all'angusto e che dio ci abbia in gloria...

 

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2009-08-24

* For-Nanda

For-Nanda. Quando si muore, la reazione abituale delle persone è spesso sintetizzata nella sequenza sgomento-negazione-santificazione. E le ragioni non sono esclusivamente riconducibili al quadro antropologico occidentale o alla personalità del soggetto in causa, ma anche alle variabili politiche e poetiche del vivere. Prendiamo Fernanda Pivano. La sua morte fa riflettere su diversi aspetti della più che comprensibile costernazione che ne ha caratterizzato i funerali. Se si segue uno schema aristotelico, si può leggere il fenomeno "Morte di Fernanda Pivano" dal punto di vista del bios, del logos e dell'ethos. Rispetto al bios Fernanda Pivano aveva novantadue anni. E a novantadue anni morire non è strano. E qui entra in campo il logos: ciò che ha scritto e - cosa ancor più suggestiva - la capacità di fare leggere ciò che non sarebbe mai stato facilmente leggibile. Sulla strada di Kerouac. Il Grande Gatsby di Scott Fitzgerald. Juke Box all'idrogeno di Ginsberg. E così via. Ma la donna morta qualche giorno fa, ha già consegnato la propria vocazione a pagine immortali. Se rimpiangiamo personaggi della levatura di Fernanda Pivano, lo facciamo in nome dell'ethos, dell'orientamento riflessivo al bene o al male, e del temperamento che un autore dimostra, nel caso specifico, nei confronti della parola scritta. Nessun testualismo spinto. Solo amore per il testo. Quando intervista Charles Bukowski - l'uomo più rude della letteratura americana - lui le regala una rosa. Questo non ha reso biologicamente immortale Fernanda Pivano. Sono le ragioni per la quale la rimpiangiamo, quelle che la rendono immortale umanamente. La cultura non è un attributo narcisisticamente autoriferito, ma una risorsa collettiva a disposizione di intelligenze curiose. Che sia questo il senso della perdita?

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Alle 24 agosto 2009 alle ore 22:35 , Anonymous p.s. ha detto...

a momak piace questo elemento

 

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2009-07-29

* Regime

Regime. In ogni comunicazione giornalistica si parla di regime. Oramai, come ogni termine, sta subendo una pesante inflazione. Ora, propongo una virata semantica. Nel secondo volume de La storia della sessualità di Michel Foucault la traduttrice ci rammenta che in francese régime significa "dieta". Mettersi a regime = buttare giù pancia+fianchi+gambotte da porcellino, ecc. Anzi, etc. Alla francese. Ora, comprendo che l'idea di regime, oramai monopolizzata dalla simbologia politica ha in realtà a che fare con la regola. E dunque con la limitazione dell'uso dei piaceri. Appunto, Foucault. Se le pratiche di limitazione dell'eros sono quella economica, erotica e - appunto - dietetica i conti tornano. Sarà per questo che il regime prevedeva le purghe?

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Alle 30 luglio 2009 alle ore 19:51 , Anonymous Pasquale Pignalosa ha detto...

complimenti... al più presto commenterò adeguatamente... (ma lo sai che a parlare di questi argomenti ed in questo modo la ggente si spaventa e ti evita?)

 

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2009-06-30

Lord Brummell ci illustra il suo urlo funky



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Alle 3 luglio 2009 alle ore 19:20 , Anonymous Pasquale Pignalosa ha detto...

funky funky but chic

 

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2009-06-24

* Riciclare

Riciclare. Riciclare stanca. E non è una citazione da Cesare Pavese. Quando abbiamo interpellato un amico ingegnere su dove avesse riposto la bambola gonfiabile che gli avevamo regalato per il compleanno, lui ha risposto candidamente "nella spazzatura". Per nulla scandalizzato del fatto che qualcuno possa gettare un regalo, con coscienza civica mi sono soltanto preoccupato di chiedergli: "Ma almeno, l'hai messa nell'umido"?

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2009-06-03

* Fiammetta?

Fiammetta? Ha ragione da vendere Tamp, quando scrive di Fiammetta. In effetti, a me la fiction piace perchè è tale: finzione appunto, anche se dovrebbe essere basata su un rapporto di mimesi (anche ironica o talora grottesca) con la realtà. Quindi non contesto tanto che sia artificioso o falso ciò che accade ai ragazzi dello spot (ti piantano furgone e tastierista in un mezzo minuto, e tu di fatto imprechi, mica ti metti a cantare Bocelli!) ma che i loro imprevisti siano rappresentati come un investimento fiducioso e ottimistico nel futuro. Da qui, la depressione. 
Da questo punto di vista è evidente che è l'etica della performance a produrre la depressione. Se in passato ci si misurava con i vincoli imposti dalle strutture sociali e il malessere derivava dal dramma edipico del senso di colpa, ora il problema sembra essere lo scarto tra le proprie ambizioni e la realtà osservata. Un Narciso annegato. Volevi suonare al pub? Invece ti ritrovi per strada. 
Eccola la depressione! Parola di Ehrenberg. Invece no, c'è Fiammetta: superba sintesi tra Prozac e Viagra. Normalmente non c'è nessuna Fiammetta, e se telefoni al pub tirando il pacco a due ore dal concerto non ti rispondono certo ammiccando: "Dai, venite, che con le tastiere ci so fare!". Questo spot ha una sensibilità all'americana, che premia chi non si sconforta, laddove mi pare evidente la metafora tra la precarietà della vita del musico di strada e la costellazione stratificata dei lavoratori atipici. Con te partirò? Boh, sarà. Ma dove arriverò? Io non lo so. E neanche Fiammetta. Forse non lo sa neanche Bocelli. 
Non potevano cantare Badlands?

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Alle 3 giugno 2009 alle ore 16:57 , Anonymous Pasquale Pignalosa ha detto...

sono perfettamente d'accordo con la tua analisi. inoltre essendo un fan di caterina murino, fiammetta non mi fa nessun effetto... e poi sai perchè i ragazzi non hanno fatto le prove? perchè sarebbe comunque tempo perso: fanno troppo schifo. sarebbe bello far rifilmare lo spot a michael haneke...

 

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2009-05-13

* Mutui

Mutui. Quando si vuole comprendere e interpretare il mutamento antropologico che è alla base di ogni fenomeno politico, economico o sociale è sempre interessante cominciare dai mutui. La crisi del 1929 partì dal settore immobiliare. Un po' come quella attuale, fermo restando che Keynes non aveva ancora pubblicato la Teoria Generale della Moneta e dunque le terapie attuali hanno un certo non so che di stantio (come le evoluzioni della Moda o le canzoni di Madonna). Detto questo mi viene da pensare. Dopo il terremoto, i mutui vengono congelati. Al di là del carattere doveroso della misura, c'è anche una ragione logica da considerare. Se non c'è più la casa, non c'è più il mutuo. Se anche non lo congelano, non lo paghi. Tanto, cosa vuoi che ti pignorino? Ma se con la crisi ti trovi il mutuo che vale più della casa, evidentemente qualcosa non funziona. Non puoi più permetterti la casa, ma puoi abitarci, quindi te la possono portare via. Qualcuno ha fatto caso che - da qualche tempo - non va più in onda lo spot che recitava "Puoi ottenere il prestito anche se risulti un cattivo pagatore"?

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2009-04-26

* Generale

Generale. Dietro la collina. La notte (crucca e assassina) è rappresentata dal posto di blocco con etilometro annesso, che balugina sull'autostrada, fin dall'ingresso. Il casello è la collina, meno leopardiana e più rigosiana. Impossibile sottrarsi all'alcol-test. Con proverbiale sobrietà (...) Lord Brummell si aggiudica un bel 0.27, che per chi ha dimestichezza con il codice, corrisponde a un incoraggiante "Vada pure, Dottò". Al suo fianco, foto di gruppo (di ventenni) con signora (sbornia) con in testa il capo-comico (Clown): "Oh, guarda pulotto, che mio zio è Generale...". Naturalmente. Ogni tesi ha l'antitesi che merita. Se si abbassano le soglie consentite per l'alcol alla guida, gli idioti in strada saranno sempre di più. Ed anche il buon vecchio "Lei non sa chi sono io!" rinverdisce i suoi antichi fasti. Tra due minuti è quasi giorno?

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2009-04-01

* Pollock

Pollock. Al consueto appuntamento con il Processo a X Factor, in onda ogni sabato alle 14, mi sono reso conto che durante la puntata del 28 Marzo è avvenuto un fatto realmente singolare. Il banco dei "piemme", ossia dei giudici di ogni risvolto comunicativo rispetto ai personaggi ed alle performance canore, annovera tra i suoi più agguerriti esponenti il giornalista Alessandro Rostagno. Rostagno è un bel personaggio, uno capace come Vittorio Sgarbi di portare la propria antipatia al paradosso, fino a risultare - almeno ai miei occhi - simpatico e di brillante intelligenza. Ne fornisco un esempio. Rostagno cita la cantante Dolcenera, sottolineando che il suo nome d'arte è improprio, quasi un ossimoro. Ora, il pubblico si divide come sempre in correnti: chi protesta e chi sostiene. Qualcuno ride. Ma nessuno che faccia notare, a Rostagno ed agli altri, che Dolcenera prende il proprio nome d'arte da un omonimo pezzo di De André, come da lei stessa ricordato a un tributo. Nemmeno il presentatore lo fa. Ora, non mi importa che qualcuno riprenda il giornalista che - fallibile come ogni essere umano - ha semplicemente commesso un errore. Mi preme sottolineare che il pubblico, così sempre convinto di potersi autodeterminare e di essere sovrano, ha perso nuovamente l'occasione per una piccola rivincita. E questo perchè, come dice Rostagno, se Pollock crea una performance e tu non la capisci la colpa non è di Pollock, ma è la tua! Allo stesso modo la sovranità dovrebbe esprimersi, anche nel loisir, attraverso la conoscenza. Ma è evidente che la TV insegna che le persone possono anche essere offese, purchè non se ne rendano conto. E pensare che Karl Popper la chiamava cattiva maestra. Dobbiamo forse ringraziarlo, Rostagno?

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2009-03-11

* Futurismo

Futurismo. Tema: Il Futurismo è romagnolo. Svolgimento: Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Th-th-th-pfff. Th-th-th-pfff. Th-th-th-pfff. Allora ci ho detto: “Se duri così grippi!” E ‘sto patacca mi fa: “Sta buono, che se non lo scarburo, sbiello che c’ho messo l’olio nuovo!”. Allora c’ho detto: “#!*# Fa mo’ come ti pare al(l)ora!”. Che poi, a me, cosa me ne frega? Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Th-th-th-pfff. Th-th-th-pfff. Th-th-th-pfff. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Th-th-th-pfff. Th-th-th-pfff. Th-th-th-pfff. Cosa me ne frega, a me?

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Alle 11 marzo 2009 alle ore 10:20 , Anonymous Emmaboshi ha detto...

Lord questa è eccezionale. BRRRRRRRRRRRRRRRRRavissimo! ZAAANG tuuuuuuuumbbb BRRUUUUUUmmeelllll

 

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2009-02-17

* Vietato

Vietato. Di recente, sono stato a noleggiare VHS (nostalgia canaglia!) in biblioteca. La tragedia. Al desk, prima di me, arrivano la figlioletta sedicenne con madre sulla quarantina al seguito. Ora, è commovente. A quell'età le ragazze preferirebbero negare di avere una madre, piuttosto che entrare con loro in un locale pubblico. E per di più, in biblioteca. La figlia noleggia un Romero. La bibliotecaria, peccando di eccesso di zelo sottolinea che il film è vietato ai minori di anni 14. La ragazza puntualizza di averne 16. Sembra Anna Tatangelo, le si può credere. E la madre, in preda a un impeto autoritario, le nega il permesso per il noleggio. Ora, a nulla valgono le speculazioni sulle tensioni madri-figlie. Quello che stupisce, oltre al tono eccessivamente elevato della diatriba (dopotutto, siamo in biblioteca, bando ai simulacri...) è che la madre intende affermare di essere attenta alla formazione della propria figlia, di fronte a una che (Mon Dieu, ecco il rigurgito piccolo borghese) noleggia libri, quindi cultura, quindi è colta (suvvia...) quindi mi sta giudicando. La farsa. Madre: "Le cose proibite a casa nostra non le porti, se no le prendi!" Figlia: "Va beh, le scarico da internet" Madre: "Cosa vuol dire?! Va beh, fai come vuoi... Perchè sa... (alla bibliotecaria)... Non vorrei mai che ci fosse del sesso..." Bibliotecaria: "No, signora... Solo un po' di violenza..." Madre (sdoganata): "Ah, beh... Allora va bene! Ci siamo passate tutte!" Da dove? Dal sesso? Dalla violenza? Ho capito. Da entrambi. Ultimo tango in biblioteca?

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2009-01-19

* Faccialibro

Faccialibro. Anche il vostro beniamino Brummell è rimasto folgorato da Facebook (letteralmente “faccialibro”, anche se qualcuno meno incline al letteralismo traduce “interfaccia”). Insomma, mi trovo su faccialibro e tra le richieste di amicizia scorgo quella di un ex compagno di scuola. Non ci vediamo da 15 anni. Lui adotta responsabilmente un atteggiamento cortese e affettato. “Come va, Brummell?” Un po’ nostalgico. Io gli chiedo: “Ostilà, Gerlando! Sei incinto? No, perché tutte le nostre ex compagne di classe lo sono!”. Poi, mi sovviene un dubbio. Non era Gerlando quello in paranoia per la panza? Penso sì. Infatti non risponde più. Eh, Gerlando, Gerlando… Perché farsi mettere incinto, dico io, se hai la paranoia della panza?

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Alle 19 gennaio 2009 alle ore 14:31 , Anonymous Pasquale Pignalosa ha detto...

caro Brummelluca, mi dispiace contraddirti ma facebook in italiano vuol dire "il libro dei fessi" o in italo napoletano "il buco fesso"... come vedi feisbux ti apre un mondo... da quando mi ci sono infilato quanti spettri sono emersi dal nulla in cui la mia memoria li aveva relegati...
per aspera ad pederastra

 
Alle 21 gennaio 2009 alle ore 10:01 , Anonymous Anonymous ha detto...

Condivido in pieno, ma preferisco ritornare al più filo-cartaceo "faccialibro". Che è anche una speranza per i sans papier, tra l'altro. Il tema degli spettri di cui mi parli è assolutamente azzeccato: credo ce ne siano di tanti tipi. Quelli venuti dal passato, certo. Ma anche quelli più subdoli, che ricalcano personalità difficilmente digeribili, ma alle quali ignorare l'amicizia sembra essere un crimine comunitario...
Che dici?
LB

 
Alle 21 gennaio 2009 alle ore 17:32 , Anonymous Pasquale Pignalosa ha detto...

è vero... e proprio per non avere negato il visto ad una di queste personalità che ora mi ritrovo sommerso di inviti a eventi del PD...
che noia...
mai che ti chieda amicizia una trop model, magari orientale...

 

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2008-12-16

* Ego

Ego. Me la sono voluta. Evidentemente, chi si conferisce uno pseudonimo, come nel mio caso, soffre di sdoppiamento della personalità. Il problema è tenere sotto controllo le singole personalità, perchè altrimenti potrebbero andare ognuna per conto proprio, moltiplicarsi, anche esponenzialmente. Per cui potremmo arrivare a soffrire (o beneficiare, al limite, chissà...) di personalità multipla! Se Emmaboshi è 51% Ego io a questo punto mi attesto almeno a quota 300! Per esempio, chiedo, ma chi è questo Martignoli?

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Alle 16 dicembre 2008 alle ore 18:14 , Anonymous p.s. ha detto...

carino, come kierkegaard che perde il proprio io nei pseudonimi...
ieri la mia ragazza mi ha detto: che bello, abbiamo gli stessi gusti ed io ho risposto: si , è vero. anche a me mi piaccio io.

 
Alle 16 dicembre 2008 alle ore 20:28 , Anonymous Pasquale Pignalosa ha detto...

"L'unico problema della vita è che non si può essere un altro" (Woody Allen)

 

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2008-12-06

* Gallinavecchia

Gallinavecchia. Io e mia nonna abbiamo un'ottima intesa sessuale. Con cadenza regolare, un paio di volte al mese, la chiamo. Ma nel chiamarla mi fingo uno statistico, o un dirigente di qualche ente di ricerca, e con la scusa di raccogliere dati per un'indagine, le faccio domande sui suoi comportamenti intimi. Quante volte fa l'amore alla settimana, se riesce a raggiungere l'orgasmo, dove preferisce copulare. Di recente, abbiamo sperimentato fantasie in campo medico. Millantando esperienza nel settore ginecologico, la chiamo fingendomi un importante primario e le chiedo se - dopo tanti anni di ostinata attività erotica - è finalmente riuscita a trovare il suo punto G. La cosa straordinaria è che mia nonna - che come molte nonne di persona è sinceramente tenera, fintamente ingenua e incline al moralismo - al telefono si trasforma in una impertinente civettuola. E come tale, con dovizia di particolari e compiaciuta vanità, mi risponde! E ride. Ogni telefonata termina con una risata fragorosa. Come una chat-line tra Harold e Maude. Regolarità nelle frequentazioni, fantasia fervida, ironica complicità, tenero imbarazzo, complice umorismo. Come ogni buon incontro sessuale, evidentemente. Tre anni fa, un nostro congiunto dalla immonda moglie ha avuto un figlio. Io chiamo mia nonna e le chiedo: Ma come avrà fatto Giovanni a trombarla? E mia nonna: Come vuoi che abbia fatto? Avrà fatto come tutti gli altri! Qualche giorno fa, il secondo figlio. Seconda chiamata: Nonna, come avrà fatto Giovanni a ri-trombarla? Sarà recidivo! Mia nonna: Come vuoi che abbia fatto? Avrà ri-fatto come tutti gli altri! Ma cosa vuol dire poi reDICIvo?

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Alle 7 dicembre 2008 alle ore 19:38 , Anonymous Pasquale Pignalosa ha detto...

Terrific,
caro Brummel sei forse la prima vittima dell'effetto Nau?

 

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2008-11-18

* Famiglia

Famiglia. La famiglia la si può certamente definire a partire dai suoi elementi costitutivi, dalla sua irriducibilità alle sole trasformazioni che la attraversano, dal suo carattere peculiare rispetto alle altre forme di vita o sottosistemi sociali. Ma una volta definita, bisogna riconoscerla. E in questa sede prediligo una logica dia-logica, o fenomeno-logica, se si vuole. La famiglia la riconosco dal tipo di conversazione che mette in atto. Fulgido esempio in casa Brummell. Lord Brummell Senjor rantola dormiente su divano damascato. Mamma Brummell esce per il consueto giro di beneficienza (alla sua coscienza, va a fare fitness). Prende la Brummell-Mobile (o Brum-Brum-Brummell) e sfonda il cancello. Letteralmente. Ora, con ogni evidenza, riavutosi dal torpore pomeridiano, Lord Brummell Senjor chiede spiegazioni. «Che diavolo è accaduto al cancello?» Pronta la risposta di Mamma Brummell. «Niente, tanto io non lo volevo neanche quel cancello. Fai finta che non ci fosse. Perchè, hai visto un cancello tu?» Lord Brummell Senjor non si lascia piegare dalla decostruzione. «E se invece del cancello c'era una persona, la investivi?» Mamma Brummell è scatenata. «Se non stava attenta, si. Io in retromarcia non vedo!» Dove, se non in famiglia hanno luogo queste conversazioni, in assenza di un medico, un avvocato o un peyote?

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Alle 18 novembre 2008 alle ore 19:35 , Anonymous Pasquale Pignalosa ha detto...

già, dove?
quando tutto va bene, ci si può anche divertire, soprattutto se dalla famiglia si è fuoriusciti...
oppure provare a rileggere (magari oggi fanno ridere, ma non saprei) i vecchi testi di David Cooper o di Ronald Laing... in ogni caso fa molto fanè o Arbasino de noantri...

 

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2008-11-14

Lezioni outdoor


Come parte del programma di lezioni outdoor, ecco il professor Martignani in via Saragozza elucubrare sociologiche proprietà hegeliane di questo prosecco o quel minestrone surgelato ad una audience di dottorandi provenienti dalle più diverse parti del mondo.

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2008-11-06

* Obama

Obama. Cosa avremmo fatto se non avesse vinto Obama? Esattamente quello che faremo da ora in poi. Niente. E tra poco, ripartirà l'insopportabile querelle di anti-americanismo che troppo spesso scambiamo per intelligenza. Perchè, ammettiamolo, è una piacevole suggestione immaginare che questo tenace democratico possa cancellare con un colpo di spugna i problemi USA - crisi finanziaria e di consenso all'interventismo militare - a colpi di New Deal (Keynes e Roosvelt) e di American Dream (Luther King e Kennedy). Ma si sa, degli italiani si parla male soltanto quando non importa. Quindi andiamo in brodo di giuggiole perchè con Obama le cose (ma quali?) cambieranno (ma come?). Nessuno lo sa. Ma siccome è lui, va bene. Anche a me piace Obama. Fossi stato un elettore USA, lo avrei votato. Senza battere ciglio. Ma se qualcuno crede di essere un po' più ricco di spirito oggi perchè nel Nuovo Presidente vede una sorta di neo-comunista nero (vabbè, afroamericano... scusate), ha sbagliato i suoi conti. Keynes, Roosvelt, Luther King, Kennedy. E Veltroni. E questa sarebbe la novità?

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Alle 6 novembre 2008 alle ore 15:14 , Anonymous Anonymous ha detto...

Bè ma qualunque cosa possa fare... in fin dei conti non è già una grande cosa che sia stato eletto? e che l'abbiano votato in tanti?
Lo so, lo so che risulto troppo naif al nostro Lord.
Allora dirò che tra un Veltroni in braghette a Fregene e un Obama sireno alle Hawaii io noto ancora una certa differenza.
E so che questi sono dettagli che anche Lord Brummell non trascura.
Caro Lord,
sempre distintamente,
Giulia

 
Alle 11 novembre 2008 alle ore 17:30 , Anonymous Anonymous ha detto...

Caro Lord

per una volta mi sento in sintonia con le tue posizioni e ammetto che l'elezione di Obama mi ha lasciato dopotutto indifferente. Oddio, lo preferisco a McCain (Chi?), ma senza illudermi che il suo operato possa davvero portare a cambiamenti epocali. La sua elezione mi pare piuttosto un'operazione di facciata per dare un'immagine nuova agli Stati Uniti, che ormai solo a sentirne parlare in ambito di politica internazionale ed economia la gente si tocca...
D'altra parte essere così ottimisti solo per il fatto che sia afroamericano mi sembrerebbe una sorta di razzismo al contrario: perchè un presidente è nero allora non può essere uno stronzo (o un pupazzo nelle mani dei grandi gruppi economici che ne hanno sostenuto la campagna elettorale)?
In attesa che i fatti mi smentiscano ti invio i miei più vari saluti

Max

 
Alle 12 novembre 2008 alle ore 16:03 , Anonymous Anonymous ha detto...

Caro Max,
In effetti è piuttosto logico che la terra che ha dato i natali all'individualismo ci racconti sempre le elezioni come uno scontro titanico dove vince il più bello, il più bravo e il più redento. Solo il più redento può fare il redentore. Poi, come spesso succede, c'è chi confonde l'inizio con la fine, le cause con gli effetti. Da qui in poi si vedrà di che pasta è fatto il Nuovo Presidente. L'inizio è buono. Ma a patto di non santificare nessuno, nè di pensare che esista qualcuno che in politica - bianco o nero che sia - può fare tutto da solo. C'era Marilyn Monroe a cantare "Happy Birthday Mister President" a JFK. Era un grande presidente, scelse il meglio sulla piazza!
LB

 

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2008-10-25

Auguri Brummell


Qualche giorno fa il nostro Brummell.

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Alle 25 ottobre 2008 alle ore 12:36 , Anonymous Pasquale Pignalosa ha detto...

caro LB se era il tuo compleanno ti faccio tanti auguri
complimenti per la sbronza che manifesti in viso

 
Alle 27 ottobre 2008 alle ore 12:34 , Anonymous carla ha detto...

ehiii io non c'ero, voglio sapere tutto!! quando ci vediamo?
carla

 

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2008-10-22

* Banche

Banche. Il problema delle banche, e più in generale del loro contenuto - ossia il denaro - è intimamente collegato alla fiducia, al rapporto debito-credito, e dunque alla potenziale debolezza del creditore nei confronti del debitore, che dovrebbe poter garantire la solvibilità dei propri debiti. Ma questo si sa, lo si sa da Georg Simmel in avanti, e forse anche da prima. Da John Locke, per esempio. Quindi il denaro, e le banche, dovrebbero essere rispettivamente catalizzatori e custodi della fiducia e del legame sociale. Non quindi beni in se stessi. Questo, con la minaccia della recessione, è un po' più duro da accettare, per la gente normale. Non per mio nonno. 

Venerdì scorso, mi recavo in banca per un bonifico da versare. Sulla strada, mi sono fermato a salutarlo. Era in giardino che potava una magnolia, agitando al vento una chioma degna di Johnny Rotten e maledicendo il governo colpevole (a suo dire) della crisi finanziaria. Ho cercato di spiegargli che la crisi viene da lontano, dai subprime americani. Mi ha chiesto se è una nuova parola, che non significa nulla. Ho risposto si, e gli ho spiegato che stavo andando in banca a versare soldi veri su un altrui conto. Si è illuminato. "Banca? Che banca? Mica quella dove fa la cassiera la Paola? La Paola va matta per me, dille che sei mio nipote!" Gli ho fatto notare che se anche lo avessi fatto, non avrei avuto uno sconto. Ma nel frattempo aveva ripreso a sforbiciare la magnolia. Giunto in banca ho visto un cassiere sui 20-25, barbuto e dinoccolato. Gli ho detto: "Lei deve essere Paola!" E lui: "No, Pierfrancesco!". Io: "Non cambiare discorso, Paola! Mio nonno è un uomo sposato. Smettila dunque di insidiarne la virtù! Fammi questo bonifico, piuttosto!" Come si può vedere, è pura follia. Non la mia, ma quella di mio nonno nel nutrire - allo stato attuale - non dico fiducia, ma puro piacere nell'andare in banca. 

Che ci troverà, poi, in quella donna barbuta?

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Alle 24 ottobre 2008 alle ore 19:40 , Anonymous MAG ha detto...

La prossima volta di consiglio l'ufficio postale di Imola. Prova ad immaginare 12 donne di diverse età che si odiano condividere lo stesso claustrofobico spazio per 8 ore al giorno di fronte a 300 clienti spazientiti.
Bacio

 
Alle 3 novembre 2008 alle ore 16:23 , Anonymous Anonymous ha detto...

Caro Lord
pur nutrendo una totale sfiducia nelle banche - ho in programma l'acquisto di un materasso nuovo appositamente per i miei risparmi - devo ammettere una certa debolezza per le impiegate che vi lavorano, selezionate evidentemente con un discreto gusto (fatta eccezione per quelle barbute). Come biasimare tuo nonno?
Ciao
Max

 

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2008-10-08

* Testate

Testate. In principio fu "Il Corriere della Sera". Mi piaceva l'aria demodé della testata d'Italia, così Fiat (sia nel senso della casa automobilistica, sia nel senso della fiducia). Poi, quando già da tempo ero passato a "La Repubblica" - con quella pagina di cultura dove, dalla solitudine dell'uomo globale ai mille modi per cucinare il cinghiale, passando per il nuovo disordine amoroso, si trovava sempre il modo di infilarci dento Zygmunt Bauman - la testata d'Italia divenne l'interazione Materazzi-Zidane. Google per credere. Passai a "Il Riformista". Serio, compatto e compassato. Ma non c'era la pagina della TV. Poi uscì "Libero" con allegato (a soli € 1!) "Libero Mercato" diretto dal mio idolo Oscar Giannino. Quindi passai a "Il Foglio", con il susseguirsi di eventi che tutti conoscono. Qualcuno avrà riflettuto che esistono notizie e approcci alla notizia che hanno l'importante funzione sociale di spiegarci come i giornalisti talora lavorino. Mi riferisco in particolare alla crisi finanziaria, ai mutui subprime, alla cordata Alitalia. And so on. Dunque, perso per perso, sono tornato a "La Repubblica". E non per suggestioni aristoteliche, del tipo che il futuro è alle spalle. Semplicemente è più maneggevole. Il destino è quello di ogni oggetto. Esaurito il suo perchè (leggerlo) resta il suo come (smaltirlo). Ma per smaltirlo bisogna testarlo?

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7 Commenti:

Alle 8 ottobre 2008 alle ore 12:42 , Anonymous Emmaboshi ha detto...

Lascia perdere i giornali di carta, ricettacolo di pubblicità e trionfo della barbara impaginazione (quante torture a quei caratteri!).
Le notizie sono su Internet! Fresche, varie, ipertestuali.
Eccezioni per alcuni settimanali/mensili.

Certo però, non è la stessa cosa leggere da soli davanti al proprio monitor rispetto a spalancare un quotidiano con le gambe accavallate e il mocassino di cavallino.
Lord! Quando ridurrai il tuo acquisto di carta pubblicitaria?

 
Alle 8 ottobre 2008 alle ore 14:24 , Anonymous Pasquale Pignalosa ha detto...

sono sconvolto dal fatto che qualcuno dica o pensi che "il futuro è dietro le spalle". nella mia ingenuità credevo che il futuro
non esistesse.
per quanto riguarda i giornali, forse è meglio
leggerli on lain, così da baipassare il problema dello smaltimento rifiuti (per la bonifica del cervello è meglio rivolgersi alla camorra).

 
Alle 8 ottobre 2008 alle ore 15:17 , Anonymous MAG ha detto...

Io continuo a sbirciare il giornale del vicino sul bus, il treno o l'ombrellone. Lo so, rischio di provocare reazioni nervose e potrebbe persino andarmi peggio in tempi di stress da recessione, ma vuoi mettere? Lo scontro fisico è pur sempre roba umana fatta di pelle, odori e magari mocassini. Insomma se va male torno a casa con un gomito rotto, ma almeno così posso dire di non aver interloquito tutto il giorno solo con uno schermo luminoso. Continua a comprare il quotidiano Brummel! Va bene qualsiasi testata!

 
Alle 9 ottobre 2008 alle ore 20:43 , Anonymous p.s. ha detto...

le notizie caro bosci si, ma il giornalismo vive ancora sulla carta. dipende dai punti di vista brum. credo che per un barbone è più importante che il giornale è abbastanza grande per coprirsi.

 
Alle 11 ottobre 2008 alle ore 10:12 , Anonymous Anonymous ha detto...

Perun barbone si.
Interessante riflessione ontologica.
Alcuni oggetti hanno una funzione principale ed altre secondarie. Tipo spina di pesce.
Ma non è una questione di punti di vista, bensì di realismo. Se cambi canale con un bastone, il bastone fa la funzione del telecomando, in quel frangente. Ma resta comunque un bastone. Ma forse tu non guardi la TV. Meglio così. Non ti servono nè telecomandi, né bastoni.
LB

 
Alle 12 ottobre 2008 alle ore 20:27 , Anonymous p.s. ha detto...

e perché una pianta può diventare un bastone e un bastone non può diventare un telecomando? non è giusto!!! liberiamo i bastoni e spegniamo le tivù!!!

 
Alle 13 ottobre 2008 alle ore 18:17 , Anonymous Anonymous ha detto...

Boh, mi pare un post-modernismo superfluo.
Caro Pasquale, "Il futuro alle spalle" è una suggestione di Hannah Arendt. Tuttavia, si può sempre dissentire. Io preferisco cogliere l'aspetto leggero della vita, ma evidentemente è una questione (questa si) di punti di vista. Ho l'impressione che il nostro modus vivendi abusi del concetto di punto di vista, per poi di fatto negarlo in nome di un "modus riflettendi" da pensiero unico. Ma tant'è. E meno male, che colgo l'aspetto leggero. A presto,
LB

 

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